
Probabilmente senza saperlo, ogni volta che ruotiamo un braccio esternamente o lanciamo una palla chiamiamo in causa una piccola parte ossea dell’omero: il trochite. Questa è una piccola sporgenza posta anteriormente alla testa dell’omero, presso il collegamento con la scapola, e affiancata ad un’altra sporgenza del tutto simile, chiamata trochine. Tra trochite e trochine passa un solco, detto bicipitale. Sul trochite si inseriscono i tendini di 3 dei 5 muscoli che avvolgono l’articolazione della spalla e sono i tendini del sovraspinoso, del sottospinoso e del piccolo rotondo.
Sfortunati incidenti stradali o delle brutte cadute, in particolar modo in ambito sportivo, possono causare la rottura di una delle strutture della spalla, compreso il trochite, che nel caso di frattura necessita di una riabilitazione e di un approccio medico attento e abbastanza lungo.
Fratture più o meno scomposte
La terapia da applicarsi nei casi di infortunio al trochite dipende fortemente da due fattori: il tipo di frattura e la condizione clinica del soggetto.
Molte vittime dell’infortunio sono persone anziane con osteoporosi a cui basta un urto di entità limitata per far sì che le deboli ossa si rompano anche in più parti e che necessitano di un tempo decisamente più lungo per la riabilitazione, specialmente in confronto ai tempi di ripresa di un giovane sportivo, come può essere la nota sciatrice francese Anne Sophie Barthet, che ha recentemente dovuto abbandonare un’importante competizione a causa di una caduta e conseguente frattura del trochite.
Il 4-5% di tutte le fratture riguarda la zona prossimale dell’omero e nel 51% dei casi la frattura è piuttosto scomposta e il trattamento richiede maggiori accorgimenti. Una minima scomposizione della frattura può però essere presente anche nell’80% dei casi poiché la forte tensione dei tendini che si inseriscono sulla spalla inducono lo spostamento delle tuberosità dell’omero appena queste si distaccano per rottura. Se i frammenti non subiscono uno spostamento dalla propria posizione naturale superiore a 0,5 cm si evita comunque di ricorrere all’operazione chirurgica e si tenta invece un approccio conservativo.
I vari approcci medici
Immediatamente dopo la frattura la spalla va immobilizzata con una fasciatura per almeno 3 settimane durante le quali, nei casi meno gravi, è comunque possibile muovere il polso e il gomito. È fondamentale poi attuare il prima possibile una fisioterapia conservativa elaborata dal medico specialista relativamente al paziente specifico; gli esercizi per aumentare il range di movimento devono essere attivi, attivi-assistiti e passivi dipendentemente dallo stadio di ricalcificazione ossea, in alcuni casi poi è necessario potenziare la muscolatura e sciogliere le articolazioni, specialmente se l’immobilizzazione è avvenuta per un periodo di tempo abbastanza lungo, e vengono infine proposti esercizi che recuperino la capacità di spostamento e il senso di equilibrio del paziente (anche con un braccio bloccato).
I dolori possono poi essere gestiti con farmaci antinfiammatori (i FANS) e con altre terapie da valutarsi di caso in caso (elettroterapia, idroterapia, termoterapia, crioterapia, massoterapia, etc.).
Durante tutta la terapia è anche fondamentale che il medico curante non sottovaluti il rischio di capsulite adesiva: questa può avvenire quando i tessuti tendinei infiammati, aderendo eccessivamente tra sé, si cicratizzano insieme generando un’uletriore rigidità articolare.
Nel caso di frattura eccessivamente scomposta, si può ricorrere all’intervento chirurgico che nella maggiorparte dei casi prevede l’applicazione di viti o placche metalliche che restituiscano all’omero la sua giusta forma. Anche in questo caso l’immobilizzazione è d’obbligo e la riabilitazione sicuramente più duratura.
In ogni caso il fisioterapista deve essere in grado di valutare il giusto momento in cui iniziare un programma di esercizi ginnici, tenendo conto che uno studio effettuato su un campione di pazienti con frattura del trochite ha evidenziato la precocità di guarigione dei soggetti che hanno iniziato la fisioterapia dopo una sola settimana di immobilizzazione, rispetto a coloro che hanno atteso almeno 3 settimane.
Per quanto si aspetti comunque, il recupero è garantito e dopo un anno dal trauma tutti i pazienti che hanno preso parte allo studio hanno recuperato l’82% della funzionalità completa della spalla, funzionalità che può certamente diventare totale se si persevera con l’impegno preso col medico di praticare la fisioterapia secondo il programma stabilito.