La spalla è una delle articolazioni più stressate durante la quotidianità di ognuno. L’articolazione entra in gioco praticamente per qualsiasi movimento si voglia effettuare, dal più semplice, come pettinarsi, al più complesso per quanto riguarda gli sportivi o chi fa lavori particolarmente pesanti.
Come è fatta la spalla?
L’articolazione della spalla consiste in 3 ossa: omero, scapola e clavicola; ben assicurate l’una all’altra grazie alla presenza di legamenti, tendini e muscolatura.
Uno dei muscoli più importanti del braccio, il bicipite, si inserisce nella spalla mediante alcuni grossi tendini; in particolare il muscolo è diviso in due sezioni: una assicurata con un tendine piatto (il capo breve) a una protuberanza della clavicola, il processo coracoideo; l’altra invece si inserisce in una delle tuberosità dell’omero mediante un grosso tendine, il capo lungo, che rimane in sede grazie anche a una scanalatura presente nell’omero stesso e che impedisce al legamento (e quindi al muscolo) di “cadere” da una parte o dall’altra.
Perché il capo lungo del bicipite si lesiona?
Le motivazioni che possono condurre a una lesione parziale o totale del capo lungo del bicipite sono essenzialmente due: l’usura ed il trauma diretto. Il trauma è spesso riscontrabile in soggetti di giovane età, per lo più sportivi che si occupano di sollevamento pesi o lavoratori che svolgono un impiego particolarmente stressante per le spalle. A volte è a causa di incidenti stradali o cadute a braccio teso che il tendine può rompersi o lesionarsi, mentre l’usura riguarda prevalentemente i soggetti anziani.
Il punto in cui il capo lungo tende a erodersi maggiormente è quello di contatto con il solco dell’omero predisposto al mantenimento della sua posizione, ma a volte la frattura può avvenire appena sotto il punto di inserzione.
La lesione del capo lungo del bicipite non dà quasi mai dolori insostenibili. Spesso può presentarsi un indolenzimento od uno scricchiolio al movimento ,comunque del tutto sopportabile. Al momento della completa rottura del tendine il dolore tende a sparire, mentre la massa muscolare che non è più sostenuta cade alla base del braccio, formando un rigonfiamento caratteristico che un medico sa senz’altro riconoscere. C’è comunque da dire che se il capo corto del muscolo è sano, il muscolo continua ad essere ancorato all’articolazione e quindi a funzionare; sicuramente il braccio risulta più debole, ma è comunque possibile effettuare la maggior parte dei movimenti.
Come viene diagnosticata la lesione del capo lungo e qual è il trattamento?
Un bravo ortopedico è in grado di diagnosticare una lesione od una frattura del capo lungo del bicipite anche semplicemente con una visita anamnestica con valutazione del dolore in seguito a pressopalpazione.
Se il medico preferisce poi indagare sullo stato dei tessuti, può prescrivere una TAC o una Risonanza Magnetica, così da avere tutti i dati necessari per elaborare la migliore terapia per il caso specifico.
La terapia cambia in base al soggetto ed allo stato dei tessuti tendinei: spesso in soggetti anziani o nei giovani che presentano solo una lesione parziale e non svolgono sport o lavori particolarmente pesanti per la spalla, la terapia è prevalentemente conservativa. Essa non prevede cioè alcuna operazione, ma si assumono antidolorifici in caso di dolore e si segue un programma fisioterapico che preveda sedute di tecarterapia o magnetoterapia in grado di stimolare la rigenerazione dei tessuti; il tutto accompagnato sempre da un programma fisioterapico che rafforzi il muscolo indebolito.
Se invece il soggetto è uno sportivo o ha comunque bisogno di utilizzare tutta la forza che la spalla può concedere, è possibile sottoporsi ad un’operazione chirurgica se i tessuti sono abbastanza sani e integri da permetterlo. L’intervento avviene quasi sempre con tecnica artroscopica, in modo che le incisioni siano ridotte ai minimi termini e sia possibile inserire delle sonde che, manovrate dall’esterno, possono ripulire l’area dall’eventuale tessuto cicatriziale e ancorare il legamento all’osso. Solo casi particolarmente complessi prevedono un’operazione a cielo aperto.
Qualsiasi sia la tecnica scelta dall’ortopedico la funzionalità del braccio viene sempre mantenuta; l’importante è rivolgersi sempre a medici competenti ed a centri di fisioterapia specializzati che possano offrire strumenti all’avanguardia e personale specializzato.